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Registrare la voce – Parte 02 – Il microfono

Scelta del microfono

La scelta del giusto tipo di microfono è un elemento importante per un buon risultato di ripresa vocale.

CONDENSER O DINAMICO

Per una buona ripresa della voce in studio, un microfono a condensatore si rivelerà generalmente più adatto grazie alla sua maggiore fedeltà generale e alla maggiore sensibilità (che permetterà di cogliere una maggiore quantità di dettagli tonali e dinamici).

Se ben scelto, un buon microfono avrà una tenuta meccanica sufficientemente elevata per sostenere anche le dinamiche esasperate degli “urlatori”.

DIAFRAMMA LARGO O STRETTO

Un microfono condenser a diaframma largo sarà generalmente preferibile per una voce solista, in quanto offrirà una maggiore resistenza alla sollecitazione delle consonanti detonanti e soffianti (specie a distanza ravvicinata) e perché produrrà un risultato più caldo e morbido (anche se per alcuni aspetti esso risulterà un po’ meno “fedele” di quello a diaframma stretto).

Anche un condenser a diaframma stretto (a stilo) di alta qualità, utilizzato a distanze maggiori di 30 cm, con la giusta inclinazione e protetto da una calza anti-pop, potrà determinare comunque risultati di alta precisione, caratterizzati da una colorazione molto neutra.


A sinistra alcuni microfoni condenser a diaframma largo e a destra qualche modello a diaframma stretto. I primi sono generalmente più indicati per la ripresa della voce solista.


VALVOLARE OPPURE NO

Il microfono valvolare o, in alternativa, il preamplificatore valvolare, sono capaci di conferire al suono alcune armoniche aggiuntive, derivanti da una lieve saturazione non lineare.

Ciò potrebbe conferire al suono un arricchimento tonale di tipo adattabile, variabile secondo le differenti sollecitazioni tonali e dinamiche determinate dal cantante in ogni istante performativo.

Generalmente questa scelta è considerata in modo positivo, grazie alla sonorità più “calda” e “ricca” così generata.

Talvolta però essa potrà essere percepita negativamente, in quanto causa di “sporcizia sonora”, derivante dalla sovrapposizione delle armoniche generate dalle valvole, che in certi casi possono apparire come una lieve distorsione.

Occorrerà quindi valutare di caso in caso (e di voce in voce) quale sia la soluzione da adottare.

Per evitare la sovrapposizione di plurimi “strati” di saturazione armonica, sarà generalmente sconsigliabile l’utilizzo congiunto del microfono valvolare col preamplificatore anch’esso valvolare.


Ecco tre ottimi microfoni valvolari, nelle proposte di Neumann, AKG e Rode; i primi due hanno fatto la storia del recording ed hanno un prezzo molto elevato. Il terzo, più moderno, vanta un più che eccellente rapporto qualità prezzo.


FIGURA POLARE

La figura polare del microfono descrive la capacità direttiva dello stesso.

Per un ripresa della voce solista in genere si predilige un microfono direzionale con figura cardioide.

Nel caso di una ripresa ravvicinata (sino a 20 cm) è generalmente preferibile un cardioide standard con consueto angolo di ripresa di circa 120°.

In caso di ripresa meno ravvicinata, un microfono cardioide stretto (angolo di ripresa di circa 80-90°) potrebbe essere una scelta migliore al fine di limitare l’incidenza della risonanza ambientale.

Il cardioide stretto è consigliabile anche in caso di ripresa più ravvicinata, laddove si intenda limitare molto la ripresa della suddetta risonanza.

A distanza ravvicinata il cardioide stretto sarà però più sensibile ai movimenti della testa del cantante, rischiando così di perdere alcuni “dettagli” che possano trovarsi accidentalmente “fuori fuoco”; in tal caso sarà bene raccomandare al cantante di indirizzare la bocca sempre verso la capsula.

Se si utilizza un ipercardioide non schermato sul alto posteriore, sarà consigliabile porre dietro di esso uno schermo fonoassorbente in modo da evitare il rientro del riverbero ambientale nel lato posteriore.


Uno schema con varie figure polari dei microfoni


CARATTERISTICHE TONALI E DINAMICHE

Si tratta qui di ottenere il migliore accoppiamento possibile tra vari microfoni e le varie tipologie vocali.

E’ ovvio che, in un piccolo studio dotato di un unico microfono condenser a diaframma largo, questa distinzione non potrà essere considerata in quanto si dovrà registrare ogni voce col medesimo microfono; ma laddove è possibile potrebbe essere importante operare una scelta oculata.

A mero titolo di personale esempio, avendo a disposizione un Neumann U87, un Akg 414 ULS e un Rode K2 valvolare, in linea di massima propenderei per:

  • il Neumann per voci maschili timbricamente chiare, soprattutto se di estensione bassa
  • l’Akg per voci femminili di tessitura alta e/o esili
  • il Rode K2 per tutte le altre applicazioni standard

Quanto sopra ovviamente è un orientamento generale derivante dalla mia personaleesperienza; in realtà ogni voce è un universo a sé stante, per cui potrà essere utile tentare un confronto, quando non addirittura utilizzare una ripresa contemporanea con due microfoni (in tal caso da mettere bene in fase, al fine di valutare la possibilità di utilizzarle anche entrambe contemporaneamente).


Uso del microfono

Molti cantanti sono pratici nell’utilizzo del microfono dinamico da palco, e sanno ben variarne distanza e inclinazione in ogni momento della esecuzione, al fine di compensare le differenti emissioni vocali, omogeneizzando il risultato.

Alcuni invece non sono in grado di gestire quanto sopra con altrettanta perizia, altri ancora non ci provano neppure.

L’interazione col microfono, se gestita con maggior moderazione rispetto al live, è buona cosa da osservare anche in studio di registrazione.

In caso di riprese a distanza elevata (dai 30 cm in su) sarà invece meglio astenersi da ogni movimento compensativo, salvo un lieve ravvicinamento per il canto delle parti vocali in sottovoce.

Ad una certa distanza, infatti, sarà più facile attenuare gli eccessi di volume, piuttosto che dare gain alle parti che risultassero troppo basse di volume a causa dell’eccessivo allontanamento del cantante.


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